Gran Premio del Lazio 2026, presentata ufficialmente la corsa che raccoglie l’eredità del Giro del Lazio

Sabato 19 settembre andrà in scena il Gran Premio del Lazio 2026. L’appuntamento è stato ufficialmente presentato in una sede molto istituzionale, quello della sala stampa della Camera dei Deputati: a curare l’organizzazione sarà la Terenzi Sport Eventi, la stessa che negli ultimi anni si è presa cura dell’allestimento, a Roma, del Gran Premio della Liberazione, con corse dedicati ai giovani e alle élite femminili. Il Gran Premio del Lazio mira a raccogliere l’eredità lasciata nella storia del ciclismo dal Giro del Lazio, gara che ha avuto una lunga storia interrotta una prima volta nel 2008 e poi, definitivamente, dopo due edizioni di rilancio, nel 2014.

A inizio stagione, il Gran Premio del Lazio faceva peraltro parte dell’elenco di novità, tutte di categoria UCI .1 che avrebbero dovuto caratterizzare il calendario italiano del 2026: diverse di queste sono poi sparite dall’agenda internazionale, mentre la competizione laziale prenderà effettivamente vita. “Sul percorso stiamo lavorando a fari spenti – le parole di Claudio Terenzi, a capo dell’organizzazione –  Posso dire che abbiamo cominciato le ricognizioni nella zona di partenza che sarà certamente a Fiuggi e, per quanto riguarda l’arrivo, sono in corso le opportune valutazioni con l’Amministrazione comunale di Roma che devo ringraziare per l’impegno e il sostegno che ci sta dando da quando abbiamo iniziato a lavorare per la rinascita del ciclismo laziale. Nelle date immediatamente precedenti ci saranno il Trofeo Matteotti e il Giro d’Abruzzo, gare che si svolgono in territori limitrofi e renderanno certamente più agevole la partecipazione degli atleti al Gran Premio del Lazio.”

In sede di presentazione è intervenuto anche il presidente della Lega Ciclismo Professionistico, Roberto Pella: “Il ciclismo è lo sport che passa sotto casa della gente senza che questa debba pagare il biglietto ed è un potentissimo veicolo di promozione dei territori, anche di quelle aree interne spesso meno conosciute ma altrettanto degne di nota. Le amministrazioni vedono sempre più le grandi gare ciclistiche come un modo di vivere e far vivere il senso di comunità”.

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